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a M. A. E.
Mi guarda sovrana,
immota e arcana.
Ha pelle nevosa,
bocca stretta e ombrosa.
Circe dell’oggi,
incanta, sinuosa,
con movenze rubate a
trepida sposa.
Come ape regina,
sceglie fuchi imperfetti,
che dimentica in breve,
in “ti amo” mai detti.
Va sempre di fretta,
riceve in sottana,
in stanze disfatte,
tra gomitoli di giorni
e ore di lana.
Non ascolta,
annuisce distratta,
poi porta lontano,
i suoi occhi da gatta.
A volte si trucca,
di echi egiziani,
e va a caccia di sete
e cembali strani.
E non sa mai dove corre,
a cosa anela,
ma non cede a nessuno,
metà della mela.
Cammina e non spera,
insegue, caparbia,
vita, al ritmo di chimera.
Elisa,
è figlia di Eva,
sorella di Calliope,
madre dell’Aurora.
È l’amica migliore.
È la parte peggiore,
più vera di me…
Marina Pratici
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