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Todo nuestro secreto,
nuestra clave…
In pallidume di giorno
racconcio il mio vecchio baule
pervaso di conosciuta
odoranza.
Spilla da balia,
bracciale a chicchi di corallo,
il primo quaderno
di api e di uve
del mio bambino
dei giorni implumi.
L’orsetto conteso,
da me e mia sorella,
che ancora bela
con occhio solitario
e rappreso pelo.
In cornice trifogliata
mio nonno, mia nonna
in eternata rigida posa.
Un giglio seccato
volato in lancio nuziale.
La gonna da merengue
dalla taglia sbagliata.
Conchiglie, monete
echi petrosi di viaggi scordati.
E, mai indossata,
la camicina di lino
della figlia mai nata…
Mi guardo- profilo di folletto
in riflesso di vetro-
e goccia di mare scende
a carezzar conosciuta
rammentanza.
Marina Pratici
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