FILI SPINATI



Ancora costruisci
le macchine da guerra,
uomo del mio tempo,
se fili spinati
di lacrime ghiacciate dall’orrore
t’hanno ravvolto il cuore
e ceneri
di vittime immolate alla follia
tramuti in ammirevoli parole?
Ancora lanci bombe
e spezzi vite
ancora opprimi
i deboli e i diversi,
ragionandomi sempre di perdono
ma solo per i mali ormai recessi?
Quel bimbo dilaniato nelle carni
che oggi la tele m’ha mostrato
che aveva di diverso
dall’altro bimbo che nei forni fu bruciato?
Tenendosi per mano, su nel cielo,
un’unica domanda essi ti fanno
sebbene idioma unico non hanno:
“Perché?”


Diana Moscatelli