|
L’attesa avvenne in una piccola casa squadrata come tante altre, nell’estrema periferia della città. Non era stata cercata, né desiderata, eppure quel piccolo essere cresceva e prendeva vita nel grembo materno. Il futuro padre, ogni volta distoglieva lo sguardo da quella pancia che giorno dopo giorno cresceva…Non voleva questo nuovo figlio da quando 4 anni prima aveva perso il suo piccolo angelo...
“E se fosse accaduta la stessa cosa? Se perdessi anche questo?”
Ma non poteva negare la vita a quella creatura che voleva venire al mondo
“Che almeno sia maschio” si augurava in cuor suo……
E quando giunse l’alba di un freddo mattino invernale, si ritrovò dietro quella porta a vetri fumando in continuazione e contando i passi ad ogni secondo che trascorreva; vedeva solo gran movimento di medici che correvano dentro e fuori e nessuno che gli dava notizie. Finalmente un’infermiera in camice bianco uscì dalla porta portando una minuscola culla ed avvicinandosi all’uomo disse:
“Sua moglie sta bene….Ma la bambina è molto fragile…faremo tutto il possibile….ma…”
E lui tra lo sbigottimento generale voltò le spalle e fuggì via senza volgere neppure uno sguardo al gracile esserino nella culla. Doveva allontanarsi il più velocemente possibile da quel posto….da quella bambina che avrebbe procurato altre ferite al suo cuore già straziato. Passarono tre giorni prima che avesse di nuovo il coraggio di ritornare, ma quando entrò nella stanza vide sua moglie in lacrime. Sentì le gambe tremare, il terrore assalirlo di nuovo, l’istinto gli gridava di fuggire, ma una mano delicata strinse la sua e la dolce voce morbida e vellutata gli sussurrò:
“Guarda come è bella….ora è fuori pericolo….guardala!”
E con timore si chinò a guardare nella culla da dove un visetto piccolo e tondo con una folta capigliatura nera e due occhi grandi più del viso stesso, ma che già avevano stabilito il loro colore verde come il mare il tempesta, sembrava attendere solo la sua prima carezza. Con delicatezza la sollevò, la poggiò sul cuore, la piccola manina già si stringeva a pugno sul suo dito e capì che ormai tutto di lui apparteneva a quella nuova vita. Negli anni che seguirono molte volte ebbero paura di perderla , la sera tornava a casa di corsa per timore di non trovarla più, ma lei era sempre là pronta a correre tra le sue braccia mentre lui sollevandola in aria la chiamava
"LA MIA PICCOLA PRINCIPESSA", le sue mani dure e callose erano velluto su di lei mentre l’accarezzava…..negli occhi della piccola rivedeva il volto stesso della donna che tanto amava, quella creatura aveva riempito di nuovo il suo cuore.
Un giorno la piccola gli chiese….
”Papà, perché mi chiami Principessa? Noi non siamo ricchi e io non sposerò mai un principe”
E lui con tenerezza la prese in braccio e rispose:
“Tu non hai bisogno di essere ricca, piccola principessa….la tua ricchezza è l’amore che hai in te ed è ciò che porterai in eredità e solo chi saprà capirlo potrà essere il tuo Principe”
La Piccola Principessa crebbe, divenne una giovane ragazza vivendo la spensieratezza della sua età cullata e amata nel suo dolce nido, fino al giorno in cui incontrò chi seppe trovare la chiave per aprire lo scrigno del suo amore ed a lui il padre davanti all’altare, unendo le loro mani disse:
“Ti consegno la mia principessa…..abbine cura”
E fedele alla promessa, dopo tanti anni, lui è ancora lì ad amare colei che non ha più chi la chiamava la mia piccola principessa.
Daniela
Moreschini
|