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Decisione improvvisa, quella di partire per incontrare quel nome conosciuto in internet e compagna di tante solitarie sere.
Viveva tra le montagne intorno Bergamo, dove ero stata trentacinque anni prima, desideravo rituffarmi nel passato, rivedere gli stessi monti e luoghi con gli occhi di adulta. Frenetici preparativi della sera prima, dovevo ancora registrare dei CD per la mia amica, poi finalmente con l’aiuto di mia figlia, termino il lavoro e mi concedo un po’ di relax al computer.
E’ già quasi mezzanotte quando cedo al buon senso, chiudo tutto e vado a fare una bella doccia rilassante, sperando così di addormentarmi velocemente.
Il sonno invece stenta ad arrivare, una dolce emozione mi invade fino a rendere più accelerati i battiti del cuore. Sono ormai le due quando finalmente il sonno mi coglie ma dura quanto un battito di ciglia, alle quattro e trenta sono già in piedi a prendere il primo caffè.
Stazione Termini ore 7 del mattino. Incrocio il treno dei pendolari provenienti dai vari comuni della provincia. Facce ancora assonnate, gambe deboli che solo per abitudine si avviano verso l’uscita.
Ore sette e dieci viene annunciato che l’Eurostar diretto a Milano sarebbe partito dal binario uno. Mio marito sale con me, carrozza numero quattro, prima classe, posto 54; mi sistema il trolley sul porta-pacchi, sempre troppo alto per me; un dolce bacio di saluto per lasciarmi andare verso quei tre giorni di vacanza nei luoghi che mi avevano visto giovane e spensierata.
Provo sempre una sensazione strana viaggiare in prima classe, mi sento un’aliena in mezzo ai terrestri. I viaggiatori sono facilmente riconoscibili: professionisti, medici, avvocati, dirigenti, tutti con completi di lino blu o grigi, camicia, cravatta; signore eleganti nei loro tailleurs firmati, donne sicure, energiche e tutti con la loro immancabile valigetta o il
computer portatile, ed io come sempre, semplicemente con i miei jeans, camicetta bianca e un libro, compagno dei miei momenti liberi!
Alcuni parlano tra loro di lavoro, altri immergono la testa nel giornale senza più alzare lo sguardo, come il signore seduto accanto a me! Invece la signora che mi è seduta di fronte, ed indossa un elegantissimo completo nero, tira fuori dei documenti che controlla accuratamente.
Ore 7,30 il treno comincia a muoversi molto lentamente finchè
non esce dalla stazione. Un grande disco giallo mi si para dinanzi, sembra volermi salutare; mi dà noia agli occhi l’intenso colore ma non abbasso la tendina, voglio essere accarezzata dai suoi raggi che mi procurano un po’ di calore sulla fredda pelle a causa dell’aria condizionata.
Pian piano ci lasciamo dietro le spalle le ultime case della città ed il treno acquista la sua normale velocità, mi attendono 5 ore di viaggio, ma il tempo non ha importanza quando vai incontro a ciò che desideri con tutta te stessa.
Una voce all’altoparlante annuncia:
”Signore e signori, buongiorno. Trenitalia vi dà il benvenuto sull’eurostar 9927 Roma-Milano. Fermate intermedie: Firenze, Bologna; orario previsto a Milano centrale ore 12. E’ in funzione il servizio ristoro ai tavoli con bevande e brioches al costo di quattro euro. Si prega di mantenere basso il tono della voce e di spegnere le suonerie dei cellulari. Trenitalia augura
ai signori passeggeri buon viaggio e ringrazia per la preferenza accordataci!”
E l’anonima voce, finalmente tace.
Ma chi può alzare la voce in una prima classe? Nessuno parla con nessuno, o al massimo dialoghi sussurrati tra colleghi, mai si sognerebbero di spegnere i cellulari, ci vivono praticamente in simbiosi!
Passano silenziose e sorridenti le hostess con il carrello della colazione e i giornali e come succede ogni volta, mi saltano, perché sembra che affondata nella poltrona non riescano a vedermi, coperta come sono dai vari giornali che mi stanno intorno. Cerco, con molta delicatezza, di farmi notare in qualche modo, accetto il caffè, un pacchettino di biscotti e gentilmente rifiuto il giornale,
I due passeggeri alla mia sinistra parlano tra loro, uno dei due è sicuramente straniero, poi passano a parlare inglese e da quel momento se tacessero per me sarebbe la stessa cosa, non capisco una parola e mi rimprovero aspramente di non aver approfondito lo studio delle lingue straniere.
Mi alzo per sgranchirmi le gambe, arrivo fino alla seconda classe dove i passeggeri sono sicuramente più cordiali. Mi fermo sulla piattaforma a parlare con una signora di Reggio Calabria diretta a Milano. Conversiamo piacevolmente per qualche minuto fino a quando sopraggiunge il capotreno per il controllo dei biglietti. La signora si scusa e torna al suo posto per esibire il biglietto e lui la segue. Io mi riavvio verso la carrozza numero uno.
Mi giunge la voce sonora del capotreno:
”Biglietto prego!”
Ero ormai quasi alla porta della carrozza, mi volto, cerco nella borsa ed esibisco il biglietto con prenotazione posto, mentre cerco nel portafogli il suo volto diviene acido, ma non ha tempo di parlare che mostro la mia tessera. La maschera arcigna si trasforma in sorriso smagliante, non controlla neppure la foto e mi saluta con fare ossequioso:
”Le auguro buon viaggio signora!”
Ringrazio sorridendo e torno finalmente al mio posto, riflettendo sull’episodio appena accaduto; era già pronto nella sua mente a rifilarmi una bella multa ma nel vedere la tessera ferroviaria la sua mente e la sua bocca sono tornate indietro. Che assurdità! Avevo esibito solo la prenotazione posto ma non il supplemento Eurostar e non aveva controllato neppure se avevo esaurito i viaggi limitati in prima classe ma a quel punto per lui non era più importante.
Cerco di immergermi nella lettura del libro ma mi distraggo nell’osservare i passeggeri.
Puntuale l’arrivo a Firenze con sosta di 10 minuti, approfitto per scendere e fumare una sigaretta e come me tanti altri fumatori costretti all’astinenza durante il viaggio.
Il treno riprende la sua corsa e la solita fredda voce annuncia l’arrivo a Milano con 20 minuti di ritardo. Il signore che mi siede di fronte e con il quale ho scambiato alcune parole, riceve una telefonata e subito dopo mi chiede:
”Ora mi raggiunge una collega, gradirebbe venire con noi a prendere un caffè al vagone ristorante?”
Accetto contenta di assaporare un buon caffè, dato che quello portato dalle hotess era poco più di acqua colorata. Nel vagone ristorante la temperatura è decisamente meno fredda, parliamo piacevolmente e tra una chiacchiera e l’altra i caffè diventano due.
Vengo così a sapere che aveva la famiglia a Roma ma lavorava come dirigente in una società a Milano per tre giorni la settimana, gli altri due presso la sede di Roma e aveva così possibilità di vivere anche in parte con la sua famiglia; era stato costretto ad accettare quell’incarico dieci anni prima pur di non perdere il posto di lavoro. La ragazza che lo aveva raggiunto, era invece addetta alla pubblicità ed anche lei si trovava nella stessa situazione di pendolare settimanale anche se solo da pochi mesi ma lei era ancora tanto giovane ed avrebbe avuto sicuramente altre possibilità di lavoro!
La solita fredda voce annuncia che il treno porterà ulteriori quaranta minuti di ritardo. Ecco lo sapevo, avrei perso la coincidenza per Bergamo che sarebbe partiva dopo venti minuti dall’arrivo a Milano, pazienza mi dico, prenderò la successiva.
Torniamo ai nostri posti, il signore alla mia destra ha finalmente tolto il viso dal giornale in cui era immerso dalla partenza e solo ora mi accorgo che ha una piccola barba bionda e due profondi occhi verdi ma che non addolciscono i suoi tratti piuttosto duri. La signora di fronte è ancora intenta a correggere, con una penna rossa, i suoi appunti dattiloscritti.
Al posto dei due professionisti alla mia sinistra c’è ora una signora piuttosto giovane anche lei ha molto da fare con carte ed agende. Ma non c’è nessuno che riesce a farsi un bel sonno su quella carrozza?
Sorrido guardando un signore molto elegante, affascinante e con una borsa documenti di pelle nera con chiusura dorata. Sembra molto agitato, le sue mani nervose cercano costantemente il cellulare che ha nel taschino della giacca, parla in modo nervoso e la sua testa si muove continuamente, quasi a seguire il dolce movimento del treno. Nel frattempo squilla l’altro cellulare che ha nella borsa, e la sua agitazione aumenta notevolmente!
“Sì….dimmi…”
Ascolta per qualche secondo:
“Non va affatto bene , il treno è in ritardo! Siete arrivati tutti? Bene! Il professor Conti è là? Benissimo…penso che anche il dottor Gerri sia stato puntuale come sempre. Questo contrattempo non ci voleva, mi dispiace dover ritardare tutto…Sì certo lo so, che posso chiedere il rimborso alle
ferrovie ma non è questo il punto. Detesto rinviare i programmi per cause non mie e spostare poi tutti gli interventi successivi. Sarò costretto a saltare quello delle diciassette. Mhà forse è meglio, non è neppure un bel numero, non vorrei mai che qualcosa andasse storto. Farò questo e quello delle venti.”
Mi si spegne l’ironico sorriso che avevo sulle labbra. Era sicuramente un medico che doveva fare un intervento chirurgico d’urgenza, lo guardo con ammirazione, pensando però anche al povero paziente che attende in ansia dovendo subire anche un’ora di ritardo a causa del treno.
“Certo tutto come programmato, mangerò qualcosa qui nel ristorante fatemi trovare una macchina alla stazione, non perderò altro tempo. La sala è pronta? Avete controllato le macchine? Benissimo, efficienti come sempre, così al mio arrivo possiamo vedere immediatamente la registrazione del viaggio in Africa!”
Prendo il libro e fingo di leggere perché non si noti la risata che non posso più contenere, pensando a come…l’apparenza inganna!
Daniela
Moreschini
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