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L’attesa fu lunga e inquietante per la giovane pattinatrice mentre al di fuori della pista di ghiaccio, con le mani tremanti si allacciava i pattini bianchi che portavano i segni delle mille cadute e dei mille sforzi fatti per arrivare al traguardo che si era sempre sognata di conquistare.
I lunghi capelli neri erano stati intrappolati da mille fermagli, e urlavano perché potessero essere liberi e volteggiare nel vento come la ragazza, ma non furono ascoltati.
Nel suo corpo il sangue scorreva velocemente e il cuore sembrava impazzire.
Si spensero le luci.
Ora si apprestava a pattinare su quella sottile superficie di ghiaccio.
Il silenzio della sala era terrificante.
Sentiva mille occhi puntati su di sè
Strinse tra le mani il suo portafortuna e un istante dopo era già in pista.
La musica di Beethoven, con i suoi toni roventi, riempiva la sala.
Nella sua mente gli ultimi pensieri volarono via come le note.
Dentro non aveva più nessuna emozione, era vuota e cercò di impossessarsi della furia di Beethoven espressa dal pianoforte vittima della sua geniale mente.
Danzava vivace e leggiadra come una farfalla.
I pattini tagliavano il ghiaccio che si trasformava in piccoli getti d’acqua che si posavano sulle lame come piccoli cristalli.
Piangevano.
Lo stivale di cuoio pulsava e se ne intravedevano le vene.
Le mille pieghe del suo vestito rosa respiravano aria a pieni polmoni.
Solo lei, la ballerina,sembrava morta. Non dava segni di vita se non fosse stato per le sue gambe che saltavano sul ghiaccio, lo sguardo freddo, forse più del ghiaccio stesso. Nelle sue labbra non comparivano contrazioni né emozione.
Intanto i capelli urlavano al cielo. Volevano vivere, non volevano morire con lei. Ma era sorda al loro richiamo; doveva pattinare.
La musica cessò e i riflettori si spensero lasciando buia la pista.
La folla acclamava entusiasta, ma lei ancora china sulla pista non osava alzare lo sguardo.
Aprì gli occhi per un momento e vide una rosa cadere ai suoi piedi….un petalo staccato recava la scritta:
"Al fiore più prezioso del mio giardino. Il tuo papà."
In quell’istante tornò in lei la vita, il cuore placò i suoi battiti, il sangue riprese a scorrere regolarmente tenendo la rosa stretta al petto; e mentre alzava lo sguardo per cercarlo tra la folla, una calda lacrima scese dai suoi occhi, cadde, cadde diritta senza esitazioni sulla lastra di ghiaccio…e su quel gelo si formò una macchia azzurra.
Daniela
Moreschini
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