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C’era una volta un Mago, che viveva in una perla immersa in un bellissimo mare azzurro, dove cielo e acqua si confondevano in un tutt’uno, e i suoi abitanti erano baciati dai continui raggi del sole.
Questo Mago, in realtà, di magie non ne sapeva fare, ma solo favole raccontare, anche se spesso, per balle venivano scambiate.
Mai aveva imparato l’arte della magia perché era troppo pigro, più affascinato dai piaceri materiali che non da formule chimiche che troppa fatica faceva per memorizzare…l’unica che ben conosceva era sulla composizione della vodka, ma certo non serviva a far magie!
Molto bravo era invece a parlare…parlava molto, raccontava storie bellissime fatte d’amore e d’amicizia ma a scriverle non si sforzava neppure un po’ e così molti racconti si perdevano nell’aria dove non c’era mai nessuno a raccoglierli, anche i folletti dell’aria erano stanchi della sua pigrizia e in ben altre cose erano impegnati!
Un giorno della strega Brunilde s’infatuò, credendo di conquistarla con le sue parole, che ad onor del vero erano belle e melodiose, ma Brunilde incantare non si lasciò e di un mago da quattro soldi s’innamorò.
Il povero Mago, da solo, deluso e amareggiato, nel bosco a girovagare si ritrovò, insidiato da brutte e vecchie streghe che sulla strada della perdizione cercavano di strascinarlo e stava perdendo la giusta via.
Voleva abbandonare per sempre quel mondo, quando, una sera una fatina piccina incontrò. Era così piccina che fece fatica a vederla se non fosse stata per una piccola luce che emanava. Le fece tenerezza e pensò che forse del male non poteva fargli e con lei si fermò a parlare, raccontandole le sue avventure. La fatina gli disse:
“Dolce Mago, non lasciare questo posto, non è poi così brutto e cattivo come sembra! Vieni con me se vuoi, ti faccio conoscere la mia casa ed altre amiche fate che vivono con me!”
“Come si chiama questo posto?” volle sapere.
“Mistero…mistero come è tutto ciò che ci circonda!”
Conquistato dalla sua dolcezza e tranquillità seguì la piccola fata.
Nonostante il nome della dimora piuttosto tenebroso, si ritrovò in un ambiente gioioso e colmo di luce, dove fu accolto con calore e affetto dalle altre due fate, che estasiate da quell’improvviso arrivo si accinsero ad ascoltare le sue storie.
Ore e giorni ad ascoltarlo con piacere, a bere incantate le sue parole, fino a quando le ombre della notte più fitta si allungavano su di loro e così si ritiravano per il sonno ristoratore.
Ma passati alcuni giorni, le fate dovettero tornare al loro lavoro di sempre; uscivano la mattina presto per raccogliere le erbe ancora bagnate dalle lacrime della notte, i fiori non ancora schiusi ma che già emanavano profumo, e al ritorno si chiudevano nel laboratorio a preparare le pozioni che avrebbero poi lasciato sulla grande pietra nel fitto bosco, dove tenue aleggiava il mistero.
All’alba, prima di uscire, la piccola fata con dolce e suadente voce chiedeva gentilmente:
“Buon Mago, potresti pensare tu alla casa mentre noi lavoriamo? La gente ha sempre bisogno di tante cose e di tempo non ne abbiamo mai molto!”
Fu ben felice di mettersi a loro disposizione, perché aveva un cuore buono, teneva in ordine la casa, senza entrare mai nel laboratorio, perché solo al vedere ampolle ed erbe si sentiva stanco; per loro cucinava i cibi più delicati andando addirittura a cogliere i frutti del bosco; ma quando alla sera, intorno al fuoco sedevano e le fatine ascoltare lo volevano, lui piombava in un sonno profondo e senza sogni
Le tre amiche si guardavano, scuotevano la testa ed esclamavano:
“E’ proprio pigro!”
E lì a dormire lo lasciavano.
Quando qualcosa non le accontentava, la piccola fata, che sembrava la più dolce, si trasformava in una scimmia antipatica e dispettosa, la seconda invece assumeva le sembianze di un feroce mastino, e la terza, la più saggia, si limitava a ridere e burlarsi di lui!
Passarono i giorni, e il Mago che all’inizio vedeva le tre fate come stelle, cominciò ad identificarle come.. streghe e capì che in fondo non era del tutto sbagliato!
Anche se fate, erano donne, ed ogni donna anche se fata, nasconde la strega che è in sé.
Così si rassegnò a convivere con loro, perché fata o strega…il destino dell’uomo, mago o no, è quello di avere sempre la donna accanto!
Daniela
Moreschini
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